2026, Drummond DSP, Elettronica/sperimentale

- Solar Temple
- Ghosts in the Resonance
- Blue Memory
- Quantum Sitar Protocol
- Ashram of the Last Android
Meditazione antica d’avanguardia tecnologica
È il 26 giugno 2026, l’estate è torrida e i vetri della finestra sembrano bollire. Questo è sicuramente un aiuto nel poter avere visioni mistiche ascoltando quella che potrei definire un’oasi rinfrescante apparsa nel mezzo di questa arsura estiva.
L’oasi in questione è “Echoes from the Future Ashram”, il nuovo capolavoro di cinque tracce firmato dai veronesi Sitarvala e Kevin Follet.
La spiritualità orientale da un lato, la sperimentazione sintetica dall’altro. Ma che dico? Questi due modi di affrontare il mondo sono perfettamente fusi nella danza vibrazionale ed eterea che apre l’EP : “Solar Temple”. La traccia di apertura del disco ha il sapore di una brezza rigenerante che avvolge ogni cellula del corpo, come un Caronte pronto a trasportare l’anima in un viaggio che sarà abbastanza breve ma intenso.
I “Ghosts in the Risonance” sono i primi protagonisti che accolgono l’ascoltatore e che lo accompagnano verso una nuova dimensione in cui il ritmo è pura percezione, nulla di imposto.
La terza traccia, “Blue Memory” ha la forza di un mantra, che si apre su un nuovo mondo apparentemente sconosciuto, che in realtà siamo noi stessi e dove ci ritroviamo grazie alle frequenze sonore intrecciate dai due artisti.
Sono le vibrazioni dell’Indra Vina, un Sitar elettrico a 20 corde costruito da Sitarvala che cullano i timpani, mentre i synth analogici spaziali e spaziosi di Kevin Follet si disperdono nell’ambiente facendo espandere l’essenza dell’ascolto.
“Quantum Sitar Protocol” scende in profondità e regala la parte migliore dell’ascolto, in cui la commistione sonora diventa un magma che stuzzica orecchie e pancia. Sì, per me la traccia di spicco.
Gli ultimi 7 minuti, in “Ashram of the Last Android” sono la fine del viaggio, che non si tronca, ma che arriva grazie a un sereno risveglio e ritorno alla realtà, ma con una piacevole sensazione dentro di sé.
Nemmeno un colpo di cassa, nemmeno un rullante. “Echoes from the Future Ashram” mantiene la promessa e vive di echi, ambienti che si costruiscono, si riempiono e dissolvono nell’arco di pochi minuti.
L’ispirazione e l’ambiente in cui si muovono le cinque tracce dell’EP sono quelli del cinema Sci-Fi e sembrano essere la naturale evoluzione del precedente “Lost in Sci-Fi”, uscito nel 2021.
Produzioni sonore che affondano le loro radici nelle colonne sonore di film come “Blade Runner”, “Fuga da New York” e “2001: Odissea nello Spazio”.
A mio avviso non è un disco da ascoltare né come sottofondo né con lo smartphone, perché qui le basse frequenze, che si sposano alla perfezione con echi e rimbalzi più acuti, devono trovare il loro spazio attraverso gli oggetti attorno a noi, attraverso il corpo, quindi davvero, come regalandoci una sessione di meditazione, il mio consiglio è quello di mettersi comodi, con il volume sulla giusta tacca e godersi il viaggio di poco più di mezz’ora… si potrebbero scoprire cose interessanti di sé!
Disco? No, colonna sonora. Arie e musiche che starebbero benissimo sotto a qualsiasi scena di un film profondo quanto l’esperienza personale di ognuno di noi, un risveglio dato dal potere della musica e del contaminare tradizione e spirito con tecnologia, elettronica e sperimentazione.
Un disco che nasce e si sviluppa dove di confini non si vuol nemmeno sentire parlare: benvenuti nel mondo di Sitarvala, Kevin Follet e il loro “Echoes from the Future Ashram”.
La Scimmia Verde

Un pensiero riguardo “RECENSIONE | “Echoes from the Future Ashram” – Sitarvala & Kevin Follet”