Intervista Kevin Follet Sitarbvala Echoes from the Future Ashram

Venerdì 26 giugno è uscita la nuova fatica sonora dei musicisti veronesi Sitarvala e Kevin Follet, intitolata “Echoes from the Future Ashram” (recensito qui).

I due non sono nuovi a quella che non è quasi più definibile una collaborazione, ma un vero e proprio progetto in cui i due artisti si fondono in un’entità unica, in grado di creare sonorità potenti e profonde, partendo da due mondi apparentemente agli opposti.

Ci ho fatto due parole, in occasione di questa nuova uscita.

Qual è il messaggio o la sensazione che desiderereste rimanesse addosso alla gente dopo aver ascoltato “Echoes from the Future Ashram”?

Sitarvala: negli ultimi anni mi sto muovendo verso un territorio in cui sentirmi libero di esprimere quello che mi attraversa senza filtri e avendo come unico scopo quello di portare chi mi ascolta a fare il viaggio con me. Più che di un messaggio parlerei dell’emozione legata a quel viaggio. L’incontro con Kevin è stato possibile per questa cosa che ci accomuna: fare un viaggio e invitare gli ascoltatori con noi.

Kevin Follet: premettendo che un brano/opera non deve necessariamente essere veicolo di un messaggio, il fatto invece di trasmettere una sensazione, uno stato d’animo, una sorta di vissuto non vissuto, personalmente mi intriga parecchio… e in sede di Echoes from the Future Ashram mi piacerebbe che l’ascoltatore vivesse la nostra epopea futuristica con la propria immaginazione, un po’ come quando leggi un libro e ti crei delle immagini in testa, lo stesso principio ma in chiave acustica.

In questi cinque anni di distanza, come si è evoluto il vostro modo di produrre come singoli e di collaborare come, mi viene da dire, un’entità unica?

Sitarvala: posso dire che “Echoes from the Future Ashram “ è una logica prosecuzione di “Lost in Sci-fi”. Una vera differenza come risultato estetico non c’è. Abbiamo perseguito un modo di lavorare diverso: in “Lost in Sci-fi” abbiamo acceso il registratore e abbiamo salvato tutto quello che arrivava senza filtri. In “Echoes from the Future Ashram“ c’erano delle strutture di base che provenivano dai sogni di Kevin, strutture che sono servite per la mia improvvisazione rispetto a quello che mi risuonavano. “Lost in Sci-fi” appare come un vero live, mentre “Echoes from the Future Ashram“ appare come un vero studio album.

Kevin Follet: quello che pubblicammo nel 2021, “Lost in Sci-fi”, nacque di getto con un registratore acceso e libera espressione del sentimento attraverso i nostri strumenti, nessun preconcetto né obiettivo specifico. Nel 2026 l’approccio è stato diverso, più studio album che jam session. Tempo addietro avevo identificato cinque brani in stato embrionale che avrei voluto sviluppare assieme a Sitarvala, e quando le stelle sarebbero state favorevoli ci saremmo trovati in studio per metterci mano, nella mia testa l’idea era di alzare l’asticella rispetto alla collaborazione precedente e ora come ora direi che ci siamo riusciti!

La forza della vostra musica credo che sia proprio il contrasto tra due mondi apparentemente molto, troppo lontani. C’è in qualche modo anche un messaggio di rottura di questa barriera nelle vostre produzioni?

Sitarvala: dal mio punto di vista tutta questa differenza e contrasto tra mondi non la vedo. Anzi ci sono molti punti in comune con l’estetica e la produzione musicale di Kevin. Entrambi veniamo dal rock, hard rock, psichedelia, garage e alternative. Entrambi veniamo da una cultura cinematografica sci fi, cyber e distopica, anarchica. Nonostante io appaia come un personaggio serio da musica classica in realtà ho sempre vissuto da ribelle anarchico punk tutti i mondi che ho attraversato, dal rock – da cui ho iniziato – al folk e world, dalla musica classica occidentale a quella classica indiana. Anche se il termine post rock o post jazz non mi piace o non si adatta completamente a una mia visione, in queste due opere con Kevin ci sono moltissimi codici che vengono dalla cultura rock sia musicale che cinematografica e che sono confluiti in qualcosa che potrebbe essere definito anche in parte post rock elettronico cibernetico. Se vi è una rottura con un presente musicale che sentiamo molto ristretto, quella la dobbiamo ricercare casomai in un rapporto con l’invenzione estemporanea. Sia Kevin che io, pur con approcci diversi rispetto a una base compositiva di partenza, sentiamo l’esigenza di comporre estemporaneamente seguendo magari codici diversi ma con un obiettivo molto più simile e in comune di quanto apparentemente possa sembrare.

Kevin Follet: in realtà questa distanza io non l’ho proprio percepita, e sono convinto anche Sitarvala la pensi allo stesso modo. C’è sempre stata una sintonia cosmica tra me e lui, fin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati, ancestrale come se ci conoscessimo da sempre… ed è una cosa che musicalmente ho percepito istantaneamente, questa specie di complementarietà (con parecchie sovrapposizioni a dire il vero) ci ha consentito di esprimere le nostre rispettive visioni in un amalgama pressoché naturale e libero da stilemi.

Nonostante le provenienze musicali diverse, un’altra cosa che vi accomuna è questo essere “smanettoni”, o sbaglio? Un producer che gioca solo con cavi, resistenze e synth analogici e un musicista da conservatorio che va oltre il semplice suonare, cercando la propria dimensione in uno strumento creato su misura. Qual è il vostro rapporto con questa parte del vostro lavoro artistico?

Sitarvala: ebbene sì, lo confesso: sono uno smanettone fin dai tempi del liceo, quando passavo i pomeriggi a collegare cavi dei pedali effetti per chitarra e a giocare con i suoni, facendomi ispirare da Robert Fripp, David Gilmour, The Edge, Brian Eno, Steve Hackett  per citarne alcuni. Quando, dopo varie esperienze in band che avevo creato per esprimere melodie e scale non europee attraverso un sound rock, alla fine ho capito che nemmeno le chitarre e i bassi erano sufficienti, ho iniziato a disegnare strumenti ispirati alla tradizione della musica indiana, che nel frattempo avevo iniziato a studiare. Quello che Kevin fa con moduli, cavi, molle, legni, resistenze lo trovo affascinante e unico. Credo che sia il motivo per cui siamo qui.

Kevin Follet: siamo entrambi dei divoratori di universi musicali. Per quanto mi riguarda ascolto di tutto, dalla classica all’elettronica più avanguardista, adoro la musica tradizionale dal mondo, naturalmente ho delle correnti preferite e delle “soundtrack” più adatte a seconda dei miei stati d’animo.
Confermo di essere uno smanettone, un super nerd: in primis sono un uomo di scienza, secondo ho un approccio metodologico e scientifico alla musica, questo fa di me una sorta di alchimista musicale. La sperimentazione è alla base delle mie composizioni, andare in territori per me inesplorati è uno dei miei più grandi traini… e trovare persone come Sitarvala ad accompagnarmi nei miei viaggi cosmici è una cosa estremamente appassionante.

Pensate che queste produzioni potranno trovare altri spazi, come esibizioni dal vivo o l’utilizzo come colonne sonore o per voi il cerchio si chiude qui (per questo EP, ovviamente)?

Sitarvala: da “Lost in Sci-fi” fino a “Echoes from the Future Ashram” credo che ci sia un filo che porta la nostra musica quasi spontaneamente a evolversi verso e dentro altre arti come il cinema, la danza e il teatro. Motivo per cui stiamo cercando collaborazioni con sync label per produzioni che valorizzino questa musica all’interno di quei territori. Questo non toglie che la dimensione live sia estremamente importante proprio per i motivi di cui ho parlato prima: trasportare gli ascoltatori nel qui e ora, dal vivo verso questi mondi che ci hanno ispirato, dentro quel viaggio unico della performance.

Kevin Follet: lo speriamo, davvero, saremmo molto felici che questo nostro ultimo lavoro finisse in qualche OST, tecnicamente è come se avessimo composto una soundtrack per un film sci-fi che non esiste (ancora), mai dire mai. Detto questo comunque non escludiamo nemmeno le performance dal vivo o adattamenti per altre forme di spettacolo. Una cosa è certa: ci siamo talmente divertiti e gasati nel comporre questo EP che non vediamo l’ora di farne un altro ancora più intenso.

La Scimmia Verde

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