La provincia di Verona pullula di musicisti, muscofili e audiofili, ma ce n’è uno in particolare che racchiude tutte e tre le definizioni: sto parlando di Kevin Follet. All’anagrafe Pierluigi Apollonio classe ’78, più di 20 anni passati a contatto diretto con la musica, tra palchi, band, dischi, registrazioni e innumerevoli collaborazioni. Fresco della sua ultima fatica discografica “Desperate Consciusness” edita per X-Tapes Recordings (ITA), oggi ha acconsentito a rispondere ad alcune domande.

desperate consciusness

È un piacere averti qui, Kevin! Sei una figura estremamente poliedrica e sfaccettata, sei un polistrumentista, un compositore, un batterista e poi ? C’è qualcosa che non sai fare ?

Ciao e grazie mille per questa occasione di confronto.

Sì, sin da piccolo sono sempre stato molto curioso e questo è stato anche il traino in tutto quello che ho fatto fino ad ora. Mio padre ha avuto un ruolo importante per quanto riguarda la musica perché lui mi ha dato il “LA” facendomi ascoltare una grande varietà di artisti, dalla classica all’elettronica, gettandomi così le basi culturali, per poi lasciare a me la direzione da prendere.

Sono nato come dj nel 1992, acquistando i miei primi vinili di musica elettronica e iniziando a consolidare un certo gusto, dopo qualche anno, mi sono avvicinato ai sintetizzatori (hardware, il software non era ancora sufficientemente evoluto) e a concepire i miei primissimi lavori audio prendendo spunto dai miei ascolti dell’epoca.

Guidato dal mio orecchio e spinto sempre dalla curiosità ho acquistato una batteria acustica e, dapprima autodidatta, poi con un insegnante, ho approfondito lo studio di questo strumento affascinante.

Ho pure affrontato strumenti a corda (chitarra, basso), strumenti a fiato (didjeridoo, flauto), percussioni, tutti da autodidatta, giusto per avere ulteriori “tool” utili a livello compositivo. Ho imparato le tecniche da studio dai professionisti e mettendole in pratica giorno dopo giorno fino ad arrivare a quello che sono ora.

Negli ultimi anni ho studiato nell’ambito degli strumenti elettroacustici, costruendomi oggetti di varia natura che emettono suoni, come li definisco io “da fonderia”, a seguito di processamento audio da circuiti programmati da me.

Si, ci sono parecchie cose che non so fare, ovviamente, ma non escludo di non saperle fare per sempre, per esempio non so cantare e non so scrivere testi accattivanti… c’ho provato ma non è proprio nelle mie corde.

Se dovessi scegliere un solo strumento o una sola “funzione” musicale, quale sarebbe e perché?

Domanda difficile, per il semplice fatto che detesto i limiti… non riesco a vedere la mia vita con solo uno/a strumento/funzione, premesso questo, scelgo il sintetizzatore/tastierista. La motivazione è semplice: essendo di formazione tecnico/scientifica ed essendo sempre stato affascinato dall’elettronica (sebbene abbia studiato chimica industriale) la disciplina che incorpora questa mia attitudine è proprio la sintesi audio. Mi piace giocare con le onde e trovare l’interferenza perfetta al mio orecchio, quel suono/rumore che non mi stuferei mai di ascoltare.

Dimmi un po’ dei tuoi progetti passati e attuali, sappiamo che la tua carriera in campo musicale è stata molto lunga ed è tuttora in espansione.

In tutti questi anni ho fatto molte esplorazioni, ho ascoltato e prodotto tanto, la curiosità e la sperimentazione sono state alla base di tutto. Nel 1997 ho pubblicato il mio primo album elettronico autoprodotto. Questo è stato il primo tassello del mosaico sonoro che sto via via costruendo, a seguire ne ho pubblicati altri mantenendo più o meno la stessa formula ma esplorando panorami diversi, spaziando dalla EDM, IDM, breaks, downtempo, trip-hop, ambient, industrial e sperimentazione pura.

Ad oggi ho pubblicato, considerando sia i lavori da solista che quelli con band, 16 album, 7 EP, 11 Singoli, 12 Remix, 2 Featuring, 4 DJ Kicks e 1 Collection.

Come batterista ho avuto esperienze nel punk, hardcore, metal e crossover, solo recentemente nel jazz, blues, swing e bossa nova.

I progetti degni di menzione sono: “Dark Inc.”, genere Trip-Hop, ispirato alla scena di Bristol, con la voce della cantautrice IrisFreeForm, attivo dal 2003 e tuttora in attività, con il quale abbiamo pubblicato 1 album, 5 EP e ora abbiamo altri lavori in cantiere; “Toxic Music”, genere techno, live duo con la batteria elettronica di Electro JJ e sintetizzatori+campionatori, nato come improvvisazione dal vivo nel 2008, abbiamo pubblicato un album + DVD live; “Wows”, genere post-metal/doom/sludge, band formatasi nel 2007 nella quale sono stato acquisito solo nel 2014 con il ruolo di tastierista/rumorista, 3 album all’attivo ed altre cose in lavorazione; “Sleep Disorder”, genere sperimentale/ambient/drone, progetto solista nato nel 2015 a seguito di disturbi del sonno, è un’esibizione improvvisata pensata anche in ottica AudioVideo, “Fake Ensemble”, nato come concept album assolutamente alieno rispetto a tutto quello composto da me fino ad oggi, trattasi di sperimentazione elettronica da elementi d’orchestra classica, assimilabile ad una colonna sonora per cinema e tv, vedrà la luce tra un tempo non ben precisato.

Ci sono diverse altre cose in cantiere ma è prematuro parlarne in questa sede. Stay Tuned!

Il tuo nome fa sorridere per l’assonanza con il famoso scrittore, puoi dirci com’è nato e cosa ti ha spinto ad adottarlo ?

Ahahahah, potrei raccontarti qualche aneddoto divertente in merito… tipo “amici che si recano in libreria e chiedono al negoziante una copia del MIO ultimo libro”…

Questo appellativo mi è stato conferito da un fan nel 2001 durante un evento in un locale dove ero resident. Era una serata particolarmente infuocata e io continuavo a saltare come un pazzo: ”Guardate il folletto, il folletto!!!” urlava indicandomi. Suonava bene al mio orecchio ma necessitava di un tocco internazionale, da qui Kevin Follet (con una sola T ndr)

Parlaci dell’ultimo tuo album. Cos’hai voluto sperimentare in questo particolare con Viscera ?

Viscera, lo dice il titolo stesso, nasce dal profondo, per la prima volta ho voluto seguire meno la testa e più la pancia, quello che ne risulta è una collezione di emozioni e stati d’animo trasmutati in musica, scritti di getto senza una direzione specifica, in totale libertà di espressione e senza obbiettivi specifici e/o preconcetti. Forse, per la prima volta, posso dire di aver tirato fuori il vero me stesso.

Ci sono degli artisti che ti hanno particolarmente ispirato ?

I miei ascolti, chiaramente, influenzano quello che scrivo, non tanto per l’aspetto musicale ma più per l’aspetto tecnico che se ne ricava, non mi interessa il cosa ma il come si ottiene un determinato suono/ritmo/atmosfera. Credo sia la mia personale chiave di lettura.

Per citare un po’ di artisti, lieto pure di averli visti esibirsi dal vivo, abbiamo: Aphex Twin, Amon Tobin, Squarepusher, Flying Lotus, Clark, Plaid, Autechre, Oneothrix Point Never, Boards Of Canada, Forest Swords e molti altri.

Nei tuoi live set sei solito utilizzare il supporto audio-video, c’è una correlazione tra la musica e le immagini ?

Quale emozione vuoi trasmettere ai tuoi spettatori con il tuo spettacolo ?

Per l’album “Viscera” ho voluto sviluppare uno show Audio-Video, nello specifico le immagini proiettate vengono modulate dall’audio secondo dei parametri studiati e definiti dal sottoscritto. Ritengo che uno spettacolo strutturato in questo modo trasporti l’ascoltatore durante tutta l’esibizione permettendogli forse di comprendere più a fondo quello che voglio trasmettere. È un’esperienza di grande impatto emotivo a detta di coloro che hanno potuto saggiarla dal vivo… posso solo consigliarvi di assistervi se ne avrete la possibilità.

Sei uno dei fondatori di Drummond Records, ci puoi spiegare di cosa si tratta e qual è il ruolo che hai avuto e che hai in questo collettivo? Credi che nella musica ci sia ancora bisogno di unirsi e fare gruppo per essere ascoltati?

Drummond nasce nel 2010 (ma era nell’aria già da qualche anno) come ritrovo tra amici musicisti, un’occasione per condividere idee e pareri riguardo i propri lavori, scambiarsi consigli e parlare di musica, poi la famiglia si è allargata in un batter d’occhio e tutti insieme abbiamo aperto l’etichetta. L’intento è sempre stato quello di dare voce a quegli artisti che, a nostro gusto, avessero qualcosa di concreto da dire, ossia musica fatta con sentimento e senza fini di lucro. Il mio ruolo, oltre a quello di coordinatore, è quello di ascoltare e selezionare le demo in entrata sul nostro portale. Se i brani corrispondono ai nostri canoni e l’autore sposa i nostri ideali gli daremo il benvenuto nella Drummond Family e vedrà i suoi brani pubblicati sotto la nostra label.

Sono fermamente convinto che l’unione faccia la forza: è necessario che tutta la squadra dia il proprio contributo per raggiungere uno specifico risultato/obbiettivo. Noi nel nostro piccolo abbiamo raggiunto dei traguardi di tutto rispetto e, guardandoci indietro, possiamo proseguire nella nostra missione a testa alta.

Uno dei tuoi progetti più attivi al momento sono la band veronese WOWS. Com’è successo l’incontro e che cosa ti ha dato questa esperienza ? Qual è il tuo ruolo sonoro all’interno del progetto ?

Conobbi la band WOWS nel 2014 frequentando il negozio di tatuaggi dove Paolo Bertaiola (voce e autore) lavorava, in attesa di essere marchiato ad inchiostro ho fatto conoscenza con questo personaggio dal carisma e dall’entusiasmo veramente fuori dal comune. Un giorno entro in negozio con uno dei miei manuali di musica elettronica, che amo molto leggere per ingannare l’attesa, sotto braccio, e lui incuriosito mi chiede: “Ma di cosa ti occupi?”, dopo varie disquisizioni vengo a conoscenza del progetto e mi prenoto una copia del loro disco (in quel periodo “War On Wall Street” era in fase di finitura).

Dopo averlo ascoltato diventai fan istantaneamente, mi piacque veramente molto il loro sound indie/alternative, proposto con quell’energia e consapevolezza, e cominciai a seguirli durante le loro esibizioni. Una sera, a fine concerto e dopo essermi presentato alla band al completo dissi timidamente: “Beh, se vi servisse qualche intervento elettronico fatemi sapere”. A distanza di qualche mese Paolo mi contattó per un provino… l’esito lo sapete.

Da quel momento mi sono sentito facente parte di una famiglia, e fiero di questo, ho cercato sempre di dare il massimo contributo nel buon nome della band!

Confrontarmi con persone molto preparate, che ascoltano cose diverse tra loro, ognuno che veste il proprio ruolo e contribuisce secondo il proprio background è un’esperienza davvero stimolante, creare assieme qualcosa di unico per poi proporlo al pubblico, uniti sotto la stessa bandiera, è una cosa magnifica!

Il mio ruolo è quello di tastierista/rumorista, do inoltre supporto tecnico in fase di pre-produzione snellendo parecchio il processo di stesura dei brani.

Parlaci della musica che ascolti. Quali sono i dischi che ti hanno colpito di più ultimamente e quali sono i tuoi preferiti di sempre ?

I miei ascolti sono tra i più disparati. Amo la musica in quasi ogni sua forma, ho una certa propensione per la musica elettronica, nella quale ho un background più che ventennale, apprezzo molto i generi estremi, sperimentali, ma anche quelli più delicati e sofisticati.

Negli ascolti recenti troviamo Ben Frost, Lorenzo Senni, Oneohtrix Point Never, Clark, Lanark Artefax, per citarne alcuni, in quelli più affezionati ne troviamo veramente un’infinità e non basterebbe questa pagina per citarli tutti, Aphex Twin, Autechre, Squarepusher, Forest Swords, Portishead, Massive Attack, Morcheeba, Sneaker Pimps, Lamb, Amon Tobin, The Herbaliser, The Cinematic Orchestra, Kode9, Kid Koala, Kruder&Dorfmeister, Thievery Corporation, Tosca, Radiohead… sicuramente ne ho tralasciati di importanti.

Dai un consiglio a un ragazzo che vuole intraprendere la tua strada. Che cosa serve e che cosa invece può essere d’intralcio ?

Dal mio punto di vista serve curiosità e orecchio, più musica si ascolta e più metri di misura si hanno per valutare il proprio lavoro; la tecnica la si acquisisce con la costanza e la pazienza. Consiglio di darsi piccoli traguardi per non scoraggiarsi davanti ai fallimenti e alzare l’asticella un po’ alla volta.

Scrivere musica per noi stessi è forse il modo per trovare la propria linea distintiva, in un mercato sempre più saturo la difficoltà più grande è emergere. Inoltre, credere fermamente in quello che si fa e investire tempo e denaro per raggiungere il traguardo che ci si è prefissati. Se non lo si fa per primi nessuna etichetta/produttore/altro lo farà.

Credo sia tutto.

Grazie mille del tuo tempo, ci vediamo (quando sarà possibile) ai tuoi concerti!

Grazie mille a te, alla prossima!

Recensioni di Kevin Follet su Suono Ibrido:

Viscera, Outlander, Desperate Consciusness

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