Partiamo da un’immagine: Fat Mike inginocchiato davanti al suo fedele compare El Hefe che si destreggia tra 6 corde e tromba, che si guardano, complici, un po’ di headbangin’ adolescenziale che sembrano quei due ragazzetti che nel 1992 portavano in giro “White Trash, Two Heebs and a Bean” e si preparavano a scrivere l’album che ha dato vita e nome di battesimo al festival che si è tenuto domenica 22 maggio al Carroponte di Sesto San Giovanni, Milano: Punk in Drublic.

Parto da qui per raccontare il mio Punk in Drublic, festival in cui non sono mancate le critiche per varie situazioni che – sfido io – possano capitare a chiunque abbia mai provato a organizzare eventi assai minori (e la fila, per le birre, l’ho fatta anch’io). Nossignori, La Scimmia Verde non fa polemica, la Scimmia Verde se l’è proprio gustato questo momento di ritorno sotto al palco.

Guardo il complesso, il risultato, ciò che mi porto a casa: un festival con una band più potente e navigata dell’altra che infuocano letteralmente il palco della ferrosa location milanese di rosso illuminata – che quando lo vedo all’orizzonte, sto Carroponte, stacco completamente le connessioni col pianeta Terra.

Per motivi di traffico domenicale sulla A4 per chi parte dal lago di Garda, sono arrivato che sul palco stavano facendo un gran casino i Pulley e, tempo di parcheggiare, sono entrato durante il live dei miei adoratissimi Talco. Che gran piacere vederli accolti, a mio avviso, dal loro miglior pubblico. L’Italia, un’Italia, vi sta finalmente riconoscendo, che bello! E si salta al ritmo de “La Torre”, “Via” e una mezz’ora circa di pezzi che fanno lo slalom tra i loro dischi.

Sembra un giorno come quelli di una volta, tra creste (non molte in realtà), tatuaggi a più non posso e panze sudate che ballano al folle ritmo delle galoppate punk che il Carroponte oggi ci offre.

Poi è il turno degli Ignite che da Orange County portano la loro rabbiosa grinta sul palco dove, ovviamente, non manca la loro versione di “Sunday Bloody Sunday“, a seguire i coloratissimi ed esuberanti Me First And The Gimme Gimmes – la band a cui ero più interessato perché mancava al mio album di figurine – con una rassegna di cover degne dei migliori matrimoni. Esordisce così, Mr. Spike Slawson, da solo, con un ukulele in mano e una platea infinita di teste sudate e facilmente annebbiate dal turbinio emotivo di queste giornate: “Se verrete a San Francisco, giuro che non vi sfotterò per il vostro accento” dice in un italiano praticamente perfetto e, altrettanto egregiamente si esibisce in una solitaria “Meraviglioso” (D. Modugno) che conosce meglio di molti altri di noi tra il pubblico. Nel mentre, il resto dei Gimme Gimmes si schiera alle sue spalle: su i potenziometri degli ampli e si scatena il carnevale punk della giornata.

Divertono e a tratti commuovono, così, belli, felici e irriverenti, con le loro camicie colorate e le stelline filanti dorate attaccate al microfono.

Sono i Pennywise che ci separano dal concerto dei Nofx e me li guardo a distanza, in fila, per le birre (vedi sopra). Mi gusto l’immenso striscione “PW” illumiato spesso di rosso e accomagnato da perle come “Bro Hymn”, “Fuck Authority”, “Society” e la dolcissima “Stand by me” che irrompe nelle file di irriducibili, in attesa di abbeverarsi. Sarà che il Carro è così bello, sarà che ho aspettato la birra guardando – seppur da lontano – i Pennywise sul palco, ma mi riavvio felice verso il palco, carico di birre scansando un po’ di persone tra cui Fat Mike in persona che, con uno spettacolare gonnellino in pelle nera, si avvicinava al suo momento sul palco.

Che dire dei NOFX? C’è da dire qualcosa? Diciamolo, ok, ma non serve: credo, abbastanza con certezza, che siano la band che si porta meglio addosso gli anni di carriera – che non è mica tanto facile a quei ritmi, eh! – pestano sempre parecchio e bene (è la terza volta che li vedo live e non mi hanno mai deluso). Stavolta, a mio gusto, hanno sparato una scaletta impressionante, non tralasciando pezzi come “The Separation of Church and Skate”, “Dinosaurs Will Die”, “Kill All the White Man” e grandi classici come “Stickin’ in My Eye”, “Les Champs Élisées” e tantissime altre.

Ci voleva una giornata così, come ai vecchi tempi, con le file ai bagni chimici e alle spine della birra, con qualche personaggio schiantato nell’erba steso dalla faticosa giornata; la maglietta fradicia di sudore e vedere, sopra e sotto al palco, tutte le brutte facce di chi, alla storia che il punk è morto, proprio non crede!

Stay Romantic, Stay Punk!

La Scimmia Verde

LEGGI L’INTERVISTA AD ALEX FABBRO DI HUB MUSIC FACTORY

Un pensiero riguardo ““Punk in Drublic 2022”: ferro, sudore, luci rosse e chitarre elettriche al galoppo sul palco del Carroponte

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