Quando si parla di punk e relativi festival nel nostro Paese, non si può certo non pensare a HUB Music Factory, organizzatore e partner dei festival e delle rassegne più importanti nel settore “creste alte”, come il Punk in Drublic e il Bay Fest.
Alle porte della riapertura della stagione estiva della programmazione al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI), ho fatto due chiacchiere con Alex Fabbro di Hub Music Factory.

hub music factory

Ciao Alex, grazie mille della tua disponibilità, per me è un onore poterti fare qualche domanda. Dopo la cancellazione della serata degli One Republic del 4 maggio, inaugurale della stagione di concerti al Carroponte e una partenza rimandata all’8 con i 5 Seconds of Summer, Com’è ripartire dopo uno stop così prolungato? Ammesso che vi siate fermati, o il vostro lavoro è riuscito a procedere su altri fronti?

Purtroppo sì, siamo partiti malissimo in quanto la prima data con gli One Republic è stata cancellata per una laringite del cantante Ryan Tedder. Riguardo alla pandemia e ai vari lockdown passati, il primo anno siamo rimasti completamente fermi. A fine febbraio 2020 abbiamo fatto l’ultimo concerto e per tutto il resto dell’anno non si è mosso nulla. Nessuno si aspettava che la cosa sarebbe andata avanti così a lungo, con aspettative continue di ripartenze ogni 3-6 mesi e un continuo rinvio fino a ritrovarsi nella stessa situazione anche l’anno successivo. I vaccini avevano dato una speranza di riapertura estiva che non c’è stata ma noi, con tutte le limitazioni del caso, abbiamo deciso di aprire lo stesso a capienza limitata, con calendari di gruppi principalmente italiani, da nomi più conosciuti ad altri più freschi e giovanili; abbiamo allestito un’arena con le sedute e lavorato come possibile, con costi più alti da sostenere e problemi legati alla situazione. Anche perché l’alternativa era stare fermi 2 anni consecutivi. In quel momento era tutto completamente immobile. Abbiamo preferito aprire con tutti i limiti del caso, dando un segnale, provandoci. Quest’anno c’è la ripartenza completa, senza limitazioni di capienza, ecc. C’è anche un bel caos perché s’incastrano tre stagioni in una sola: tutti i recuperi 2020-2021 e tutti i tour nuovi del 2022. Sommali e hai un’estate piena di concerti, sperando che ci sia una voglia maggiore di partecipare. Sicuramente quest’anno c’è l’imbarazzo della scelta, con molte concomitanze ed eventi che si accavallano, dividendo il bacino di pubblico.

Come ti sembra la risposta del pubblico? Ce n’è? Percepisci più voglia di tornare a godersi i live o senti timore? Io personalmente sento una bella energia, anche grazie a festival come quelli organizzati da voi, che danno, oltre a una bella sferzata di energia, anche un bel messaggio di speranza e voglia di fare.

Credo sia un mix di tante cose. C’è sicuramente ancora un po’ di timore soprattutto nel pubblico più adulto, più traumatizzato dal Covid. C’è ancora la paura che i concerti non vengano confermati e infatti si acquista più sotto data, in più aggiungici un pizzico di crisi tra aumenti delle bollette, benzina e una guerra che non dà molta voglia di divertimento e il gioco si fa davvero impegnativo. Ci sono tanti concerti e tante proposte, quindi bisogna fare i conti anche col portafoglio se si vuole partecipare a tutto. I biglietti però stanno riprendendo le vendite, con una crescita a ridosso della data. Sono segnali da tenere controllati e mi sembra che piano piano si stia tornando alla normalità. Sinceramente non vedo quell’entusiasmo che era previsto, ma comunque la vendita di biglietti cresce e quindi la risposta c’è.
Aggiungo che le persone, noi compresi, sono e siamo passati da una routine lenta che, in due settimane, ci ha portati a una mole di lavoro incredibile, dovendoci ritrovare anche misura ed equilibrio. Insomma, un bel cambio di marcia per tutti. I più giovani invece anche l’anno scorso, hanno partecipato e comprato di più; nel settore dai 16 ai 25 anni non ci sono mai stati problemi di vendita biglietti. D’altronde è giusto: è il loro momento.

Quali sono le principali difficoltà che incontrate a organizzare o riorganizzare festival di queste dimensioni in un periodo simile? Oltre alle normative che erano già piuttosto strette, la pandemia avrà sicuramente reso ancora più impegnativo il vostro lavoro.

La sfida principale è riuscire a incastrare tre stagioni concertistiche, trovare personale disponibile, perché essendoci più eventi concentrati, gli addetti ai lavori specializzati sono quelli di prima, anzi meno, perché una buona parte è andata persa. Non potendo stare fermi così a lungo, sono andati a lavorare in altri settori. Altre difficoltà sono quelle riguardanti i prezzi aumentati: trasporti e carburanti su tutti. Una ripartenza faticosa, ma che si sta ugualmente facendo sentire.
Stiamo facendo molti sold out: la data del 4 maggio, domenica 8 tutto esaurito, Yungblud sta facendo prevendite molto alte; il Punk in Drublic, festival itinerante di Fat Mike (NOFX) in cui suoneranno, tra gli altri, Pennywise e NOFX, soprattutto ora, sotto data, ha ripreso a vendere molto; anche i Social Distortion, e altri… Sono concerti fermi da 2 anni che ritrovano forza ed energia a venti giorni dalla data. Anche l’Holi Dance Festival ha già esaurito i primi due blocchi di prezzo e ora sta andando sold out il terzo slot (quello più caro), Mecna, Ariete (recupero di tre sold out)…
Ce n’è davvero tanto quest’anno: Noyz Narcos, Rocco Hunt, Offspring, Guè (già tutto esaurito), Gio Evan.
In più ci saranno anche dei concerti gratuiti come quello del 2 luglio con la New York Ska Jazz Ensamble. Passiamo da sonorità più pesanti come i Thrice (3 luglio) alla serata successiva totalmente opposta con due cantautrici (Phoebe Bridgers e Clairo). Un appuntamento molto importante è quello dei Gogol Bordello, il 6 luglio. Il cantante, Eugene Hutz, è ucraino e il violinista, Sergej Rjabcev, russo; parliamo di un tour che avrebbe dovuto concludersi a Kiev. Si tratta di un concerto con un’importanza simbolica molto alta. Uno degli appuntamenti di quest’estate a cui tengo di più. Al contrario del mondo controverso di guerre e conflitti, i Gogol Bordello rappresentano il mondo come dovrebbe essere: persone di diverse nazionalità che condividono assieme il lavoro e la quotidianità.
Chi segue la band sa quanto Eugene stia supportando la causa ucraina, con un tour di raccolta fondi, aiutando il popolo ucraino.

Per lasciarci, cosa ti senti di rispondere a chi sostiene che il punk è morto da vent’anni (ormai trenta), dal tuo ruolo nell’organizzare i festival punk più importanti nel nostro paese e che ospitano band da tutto il mondo?

Mah… noi abbiamo iniziato a fare festival in Italia nei primi anni ’90 col Teste Vuote Ossa Rotte a Bologna, Rock in IdRho e a importare festival stranieri. Quando abbiamo abbandonato il progetto Rock in IdRho ci siamo spostati su altri fronti (o spiagge) è nata la collaborazione col Bay Fest, diventando partner dell’evento che da allora organizziamo e creiamo assieme a Lp rock events che lo ha avviato nel 2015. A mio avviso è uno dei festival meglio riusciti, in quanto si trova in location stupenda, in riva al mare, sulla spiaggia, che crea un’atmosfera unica; si svolge a cavallo di ferragosto, in piena estate. Sono tre giorni (quest’anno quattro, con festa in piscina e concerto degli Anti-Flag). È veramente molto bello, la gente si diverte un mondo. Sul discorso del punk morto, boh, no. Dico di no anche perché il punk ha saputo sempre ricrearsi, aprire nuovi tentacoli. Il punk ha tantissime cose dentro, è stato una rivoluzione enorme, culturale, musicale. Sta andando avanti in mille strade e direzioni: non puoi dire cosa è o non è punk. Chi sostiene che il punk sia finito è molto limitato su certe cose ed è arroccato su un tipo di sonorità e idea di punk. Continuerà perché è una rivoluzione talmente grossa che risulta difficile da fermare e arrestare. Sicuramente è cambiato tanto, quello sì, forse oggi è meno ribelle, meno anticonformista. A livello musicale sono nate e nascono continuamente tantissime band nuove molto interessanti.
Le band più famose e storiche sono state brave a creare una scena. Anche col Punk in Drublic si tratta di band che si conoscono da tanti anni e che non smettono mai di supportarsi organizzando questi eventi e tour, creando una scena molto solida che, nonostante i trent’anni passati, continua a essere forte perché ci hanno creduto, si sono supportati fra di loro, hanno creato etichette loro stessi per produrre nuovi gruppi e sono stati molto bravi ad alimentare questa cosa, a crederci e, ovviamente, a fare anche dei bellissimi dischi perché se non fai bei dischi non puoi funzionare, sempre di musica si parla.

… E anche grazie a chi, come te, fa il tuo lavoro, tenendo in piedi spazi e situazioni dove poter ascoltare ottima musica anche molto distante nei generi, come quella al Carroponte, che passa dall’hardcore punk melodico al cantautorato.

Anche nuove forme di punk, perché per me gli Idles sono una nuova forma di quel genere, quindi sì, sono molto contento di questo calendario perché è di altissima qualità indipendentemente dai generi e rivolto un po’ a tutti gli amanti della musica. Tanta gente me lo dice, a prescindere dai gusti riconoscono un’importanza artistica molto alta.

Confermo: immaginare sullo stesso palco, in serate ovviamente diverse, Offspring, Pennywise e Carmen Consoli crea un bel divario, ma tutto qualitativamente altissimo e quindi complimenti per l’ottima scelta, veramente.

Grazie mi hai fatto il miglior complimento che potessi farmi. Ci vediamo al Punk in Drublic, un saluto e un abbraccio, ci vediamo presto.

La Scimmia Verde

GUARDA QUI IL CALENDARIO DEL CARROPONTE

3 pensieri riguardo “INTERVISTA | Il 2022 è l’anno di ripartenza dei concerti? Ne abbiamo parlato con Alex Fabbro di HUB Music Factory

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