2022, Garrincha Dischi, Indie pop

  1. Ansia Capitale
  2. Più Mi Odi Più Mi Amo
  3. Multi Culti Supermarket
  4. La Fine Dell’Eternità
  5. Bastatutto
  6. Serie TV
  7. Un Mondo Al Veleno
  8. Dov’è l’Uscita Da Questo
  9. Inferno

Strapparsi le certezze di dosso

Hai mai fatto il sacco da boxe? Be’ se indossi le cuffie e schiacci il tasto play su “Ansia Capitale” ti garantisco che le “carezze” di Tyson non sono nulla in confronto. Quelle ti (e si) gonfiano, fanno male, ma poi passano. Quello che ti lascia il disco in questione è come una carotatrice che letterlamente ti svuota di alcune certezze e solidità per lasciare un tunnel, dentro di te, pieno di dubbi e nuove domande.

Nonostante sia molto legato alle radici dei Management dei tempi di Auff” sono riuscito ad apprezzare tutti i cambiamenti del duo Luca Romagnoli e Marco Di Nardo come solitamente cerco di fare per non autoinscatolarmi in quella folle nostalgia dei vari “Eh, ma vuoi mettere fino al terzo album?”.

Credo che sia naturale e sano, per qualsiasi progetto artistico, cercare, cambiare, maturare. Se no la creatività va un po’ a farsi fottere se ci si insabbia nelle proprie certezze, e se un artista non evolvesse – qualsiasi direzione egli decida di prendere – che razza di artista sarebbe?

Fatta questa premessa, io sono sempre a favore del cambiamento, che non è per forza sinonimo di svendita, come tanti preferiscono definire. Anzi! Il rischio di sporcarsi le mani in qualcosa che i buoni vecchi e puristi fan non potrebbero apprezzare, credo vesta benissimo addosso al duo abruzzese.

I Management, anche se non lo vogliono ammettere col loro approccio punk (o cafone, come si definiscono) alla vita, sono diventati grandi, più introspettivi, ma non per questo scontati, banali o sdolcinati.

La profondità dei concetti espressi nei testi di Romagnoli è sempre stata notevole, sfrontata, irriverente e a tratti elegante. Ecco, oggi probabilmente è aumentato il grado di eleganza.

L’impatto indie-rock si è spotato verso una sfumatura più indie-pop. È il naturale percorso, l’evoluzione sonora dei due artisti che negli anni hanno confermato essere il nucleo della band.

Il disco è stato anticipato dai tre singoli “Multiculti Supermarket”, “Ansia Capitale” e “Più Mi Odi Più Mi Amo” e ci lascia la scoperta di altri cinque brani.

IL pezzo dell’album? Ovviamente tutti sono una perforazione dello stomaco, grazie ai ritmi rotti e spigolosi delle chitarre, dei synth e di tutto ciò che ha toccato Marco Di Nardo e alle parole taglienti e profonde di Luca Romagnoli. “Bastatutto” però conquista il gradino più alto del mio podio personale, forse perché esprime esattamente, nel modo in cui vorrei saperlo dire, quel che penso dei tempi moderni che i Management definiscono quelli della «prima generazione nella storia dell’umanità che non può guardare al futuro con ottimismo. Che ha la certezza che domani sarà peggio di oggi. Che non può sperare in niente. Ed ecco l’ansia: la nostra pena capitale».

A coronare la potenza dell’album sono entrati in supporto anche Manuele “Stirner” Fusaroli che ne ha curato la produzione artistica, il mix, il mastering, gli arrangiamenti e ne ha suonato alcune parti, soprattutto riguardanti le ritmiche; Michele “Guba” Guberti, Danilo Turco e Tommy Salicini sono il resto dell’armata che ha suonato, scritto, registrato insieme ai già citati, questa meraviglia pop che è “Ansia Capitale”.

E scrivo Pop con orgoglio e senza paura, perché bisogna esser felici di ascoltare dischi pop che cantano “Un mondo al veleno”, brano in cui denunciano la banalità del male e la facilità con cui ci si disprezza l’un l’altro, offendendosi; un mondo avvelenato in cui si privano i diritti a “un omosessuale che con il suo bel culo non possa fare il cazzo che gli pare”; o “i pugni in faccia perché sei solo mia, poi ci sposeremo in chirurgia”.

Insomma, ragazzo mio, se hai nostalgia del Sessossesso o del Pornobisogno, se ti mancano i brani meno quieti e più urlacchiati dei MaDeDoPo, forse non ti è ben chiaro cosa Romagnoli e Di Nardo, con l’ausulio del resto della squadra, non hanno più bisogno di urlare perché la potenza vera sta nelle parole sussurrate e nei riffettini di chitarra che suonano leggeri e spensierati: la violenza di una società allo sbando, fa meno paura, se la canticchiamo allegramente.

Grazie, poeti provinciali. È di voi che abbiamo bisogno, per confortarci, per sentirci almeno in compagnia, in questo mondo pop tutto rosa cingomma che puzza di Candy Candy e rabbia gratuita.

La Scimmia Verde

Un pensiero riguardo “RECENSIONE| Ansia Capitale – Management

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