1977, Coconut, Afro beat

recensione album zombie fela kuti afrobeat
  1. Zombie – 12:26
  2. Mr. Follow Follow – 12:57
  3. Observation No Crime – 13:25
  4. Mistake – 14:46

Un disco che ti fa sentire l’Africa vera

Oggi parlo di Zombie.

Niente a che vedere con film horror o giochi sparatutto per consolle.

Stiamo parlando di un album pubblicato in Nigeria nel 1977, dall’artista Fela Kuti.

Qualche riga di presentazione dell’autore:

Nato nel ‘38, e inventore dell’afro beat in Africa (Wikipedia CIT) negli anni ‘70 e ‘80, Fela Kuti inizia fin da giovane a suonare il sax e la tromba.

Proviene da una famiglia abbastanza agiata, il padre era un insegnante e la madre una politica/attivista e prima donna ad aver conseguito la patente in Nigeria.

Studia musica in Inghilterra e una volta tornato nella sua terra natale, darà vita alla band che lo accompagnerà per tutti gli anni della sua vita (Africa 70, che diventerà Egypt 80 negli anni 80, appunto)

Definire Fela Kuti solamente come artista mi sembra riduttivo.. negli anni di maggior spicco , in molti paesi africani veniva riconosciuto come “The Black President”.

Alla sua musica Fela ha volutamente dato un’impronta politica e rivoluzionaria in tutto l’arco della sua carriera, per combattere lo stato di degrado e le violente dittature del suo paese (non solo la Nigeria, ma l’Africa nella sua totalità).

Zombie arriva nel 1977, anticipato da altri album molto importanti della sua discografia (“Gentleman” del 1973, “He Miss Road” e “Expensive Shit” 1975, “Kalakuta Show” e “Upside “Down” 1976) che già contenevano pesanti accuse al sistema politico del tempo in Nigeria, e di cui il messaggio si stava già diramando nel continente (accuse che già al tempo avevano causato vari attentati nei confronti di Fela e del suo gruppo).

Le canzoni contenute nell’album sono una sorta di jazz tribale, con ritmiche semplici e ripetitive che, partendo da una base di batteria, basso, chitarra e percussioni, va aumentando di dinamica, aggiungendo fiati, tastiere, cori, fino ad arrivare alla parte cantata di Fela (di norma la seconda parte di ogni canzone) che conclude il pezzo.

Zombie, il singolo che dà il nome all’album, e probabilmente il pezzo più importante dello stesso, è un brano che parte subito veloce (chitarra e percussioni), in cui all’inizio entra prepotente il sax di Fela con linee melodiche grezze ma spaziali, lasciando la seconda parte dal sesto minuti circa, alla voce di Fela, che paragona i soldati Nigeriani a degli zombie, che si muovono a comando senza coscienza.

Zombie no go go, unless you tell ‘em to go (zombie)

Zombie no go stop, unless you tell ‘em to stop (zombie)

Zombie no go turn, unless you tell ‘em to turn (zombie)

Zombie no go think, unless you tell ‘em to think (zombie)

Mr. Follow Follow e Observation No Crime sono gli altri 2 pezzi dell’album che, anche se più tranquilla livello ritmico, non passano inosservati.

Chiude l’album un estratto Live del Berlin Jazz Festival (video trovabili su Youtube, che consiglio).

Questa accusa di Fela nei confronti dell’esercito Nigeriano non è passata inosservata e l’artista ha pagato caro la pubblicazione dell’album (successivamente alla pubblicazione, la sua tenuta, rinominata la “Repubblica di Kalakuta”, fu presa d’assalto da oltre 1000 soldati dell’esercito, che uccisero la madre di Fela, e ferendo gravemente l’artista stesso).

Quest’album è stato uno dei primi che ho ascoltato dell’artista e mi ha fatto innamorare del genere afro-beat… Musicalmente (per chi suona), è una goduria jammare sotto i pezzi del buon Fela 🙂

Credo che questo genere stia venendo alla ribalta in questi ultimi anni, e sicuramente il ricordo di Fela Kuti (morto di AIDS nel 1997) e della sua musica verrà tramandato per molti anni a venire (Femi Kuti, il figlio di Fela, prosegue sullo stile del padre, e ha pubblicato diversi album di genere afro beat molto interessanti).

Corda Rotta

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