Gazebo Penguins, “Quanto”

A cinque anni di distanza dal precedente album, i GAZEBO PENGUINS pubblicano un nuovo sorprendente lavoro per Garrincha Dischi, con la collaborazione di To Lose La Track, storica etichetta della band. S’intitola “Quanto” e segna il ritorno di uno dei gruppi più deflagranti del panorama nostrano, in uscita oggi, 16 dicembre 2022, in digitale e anche nelle speciali versioni in CD e in Vinile Colorato Bianco, ora finalmente disponibili dopo i 4 live di anteprima che, trattandosi di una release senza pre-order, hanno dato la possibilità esclusiva ai partecipanti di ascoltare e acquistare il disco in anticipo.

«Se volessimo scendere nell’infinitamente piccolo non potremmo scendere all’infinito: ad un certo punto la materia si ferma. Ecco il quanto. Un frammento discreto, indivisibile, basilare, di una grandezza». Esplorando concetti cari alla fisica moderna e alla filosofia della scienza, il nuovo album della band emiliana traccia un percorso che oltrepassa la superficie della realtà per addentrarsi più nel profondo, verso ciò che ancora non conosciamo.

Un viaggio lungo 7 canzoni che attraversano l’obliquità dello spazio e del tempo, l’inesistenza del vuoto, i buchi neri, per raccontare concezioni del mondo inedite attraverso una visione sfocata, sfuggente. Come lo è l’atmosfera in cui veniamo proiettati durante l’ascolto, sepolti sotto un muro di suono infinitamente denso e spesso, generato da sferzate di chitarra e colpi devastanti di batteria su cui si innesta un cantato urgente ed urlato, quasi un grido disperato: un caos primordiale dove la tensione sonora è vivissima e sempre sul punto di esplodere.

Anche a livello sonoro il gruppo propone soluzioni innovative, sperimentando in alcuni brani fino a spingersi al limite della destrutturazione, pur mantenendo le coordinate care ai fan che li seguono da anni lungo lo Stivale all’interno di club in cui le performance sono sempre fortemente fisiche e i muri grondano sudore.

«Il mondo percorre strade dove non possiamo inseguirlo. Possiamo prevedere tantissimi risultati, ma difficilmente possiamo saperne il perché. Ed è rappacificante sapere di non poter sapere abbastanza, che ci sia ancora tanto da scoprire, forse molto più di quello che si è scoperto».

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