20:45, colonna di macchine per arrivare al parcheggio. C’è ancora speranza nel mondo.

Ok, lo gnocco di malga è un’ottima attrattiva per il pubblico che frequenta la festa di Fiamene (VR), ma questo luogo senza tempo è una piccola isola sospesa a cavallo tra Valpolicella e Valpantena, terra di tutti e di nessuno o, più probabilmente, terra di musica e collettività.

I miei live report spesso partono da un’immagine e anche stavolta il racconto seguirà questo percorso naturale. Iniziamo dalla pelle d’oca che ricopre ogni mia parola e che raddrizza, come un bosco di cipressi, tutti i peli delle mie braccia: no, non ti voglio mandare l’immagine di un braccio peloso, ma mettere le basi per raccontare un concerto di quelli rari, ma rari davvero. Sì, ovviamente parlo per me, ma sono davvero pochi i momenti in cui la musica realmente s’impadronisce del mio corpo, facendo scorrere queste scariche emotive di un benessere micidiale. Van De Sfroos, “Nona Lucia” e Fiamene (gnocchi di malga annessi) ce l’hanno fatta.

Dopo quasi tre anni di fermo torna una delle feste (Festivaloni, se mi permettono!) più sentite da me e in tutta questa zona, rendendosi giustizia e facendo respirare un profumo di bei vecchi tempi pre-covid, con una massiccia partecipazione. Una realtà che cammina su queste colline dal 1988 e che giunge quest’anno alla 32^ edizione proponendo, tra le varie serate, un ospite sempre di casa quassù: il buon Davide Bernasconi e tutta la sua ciurma folk!

Credo che l’aspetto più importante, la firma di questo appuntamento, dei suoi frequentatori e delle band che vi si esibiscono, sia una sana dose di genuinità. Niente di abbottonato nel prato di Fiamene. Gli stand enogastronomici sono baldacchini di legno e ferro (estremamente folk), e il menu una garanzia, senza food truck con panini da 35 € con le varie grammature di manzo, ecc.

Pura poesia culinaria locale.

Giusto qualche banchetto di dolciumi, oggettistica varia e artigianato e il resto è tutto musica e convivialità, attorno a tavoli, buon cibo e un palco con ottima musica.

Ok, mi allontano dalle cucine e mi avvicino al palco e alla genuinità di Davide Van De Sfroos che qui è ormai un amico più che un ospite – credo di averlo visto proprio qui la prima volta, nel 2004 o 2005 anno in cui saliva sul palco in formazione il batterista Silvio Centamore, qui a Fiamene, per la sua prima volta coi contrabbandieri folk. La situazione si fa complicata quando dal palco arriva potente e festosa “La Balera” che “la maja i urelògg” e io – appunto mi allontano dalla cucina, col vassoio ricco di prelibatezze e non so più se mangiare, lanciare il vassoio e tuffarmi a fare l’albero sudato che puzza di barbera a ballare con la figlia di signori o sedermi a mangiare, mantenendo la calma.

La scaletta, che non so quanto dura perché lo spettacolo mi ha completamente rubato il tempo, viaggia tra i brani dell’ultimo “Maader Folk” e alcuni dei pezzi più belli scritti in questi trent’anni di carriera dal Bernasconi. Sempre incalzanti e al contempo poetici, e a tratti onirici, i brani di Van de Sfroos accompagnano le migliaia di braccia alzate, che vorrebbero pigliarsi questa notte stellata, in un universo fatto di vite di paese, semplici, arricchite e condite con una massiccia dose di poesia che solo lui riesce a dare. Accostare l’imponenza e la forza del Dio Thor alla routine del muratore che nel suo calderone magico crea rifugi di cemento e cuore, raccontare l’amore – mai scritto in canzoni d’amore – tramite il cuore sulla punta del forcone è esclusiva del cantautore che, con poche e intense immagini racconta l’importanza di ognuno di noi. Quella poesia lui non la inventa, ma la vede nelle figure dei suoi luoghi e che noi, pubblico di persone più o meno semplici, possiamo vedere nella nostra cerchia di conoscenze.

Sta qui la forza di questo cantastorie che adoro dalla prima volta che ho potuto ascoltarlo (sì, ammetto di essere un suo fan sfegatato con tanto di autografo su una delle mie chitarre acustiche), ovvero nel rendere giustizia alla semplicità e al valore che ognuno di noi ha e può dare al mondo.

Quando si va a un concerto di Davide Van De Sfroos, si va a una gigante festa popolare. Dove la musica sembra essere quel blues che esce dal terreno e s’innalza verso il firmamento a cantare la voglia di vivere felici, insieme e riscattare le difficoltà di ogni giorno, illuminando la bellezza che accompagna ognuno di noi.

Fiamene, nel suo essere il Derby tra le due vallate veronesi e Van De Sfroos coi suoi canti come ululati al cielo, stasera hanno reso tutte le nostre giornate un po’ meno faticose.

D’altro canto se non è il venerdì sera a ricordarci che, tolti i vestiti del lavoro che facciamo, siamo individui che hanno una forza inestimabile dentro di sé, cos’altro dovrebbe ricordarci di non smettere mai di vivere?

Grazie Fiamene, grazie Van de Sfroos.

La Scimmia Verde

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