“Resins 2”, il nuovo album degli A Giant Echo

Resins’ – resine: come richiamo a qualcosa che si attacca, che ha la capacità di rimanere, che anche quando sembra essere andato via ha lasciato traccia di sé, che quasi incolla e non se ne va più, o non se ne va mai del tutto.

«Le resine del titolo – racconta Sergio Todisco, titolare del progetto – sono delle impressioni, dei sentimenti, dei sorrisi; delle lacrime versate. Emozioni legate a degli eventi, accaduti in passato, ma che in qualche modo rimangono incollati per sempre all’esistenza di chi li vive, legando in una forma particolare tempo passato, tempo presente e tempo futuro dei cicli esistenziali.»

E così, le trame post-rock dei brani cominciano in un modo, hanno un’evoluzione, sembrano finire, ma poi ricominciano riprendendo magari suoni, impressioni e melodie dell’introduzione. Questo accade in ‘Parte Theee‘ per esempio. Oppure l’arpeggio finale di ‘Part One’, che riemerge durante la coda di ‘Last Part’, a sottolineare la riemersione di quanto è stato vissuto, ma dentro un altro contesto.

I brani, allora, diventano le parti di un processo di costituzione in cui si forgia l’essenza di chi racconta scrive e canta di questi pezzi di esistenza; parti che non necessariamente sono in ordine cronologico: per esempio ‘Part Four’ sembra non esserci, sul supporto fisico compare come sesta traccia, ma non è annoverata in copertina, come qualcosa che sembra scomparsa, ma che in realtà riappare successivamente. Ecco perché le strutture dei brani hanno un ciclo che parte cresce muore rinasce finisce.

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