
Andare ai concerti è bellissimo. È l’esperienza totale per chi ama la musica: cantare a squarciagola le tue canzoni preferite insieme alla tua band del cuore, saltare, ballare, lanciarti occhiatine complici coi tuoi fratelli e sorelle in platea. Insomma, sai che ovunque guardi sarai capito e, probabilmente, ti importa anche poco, perché i tuoi occhi sono rivolti al palco.
I concerti però non sono terra di nessuno, ma proprio perché siamo una grande famiglia unita da fratellanza tra noi e chi si esibisce sul palco, qualche regoletta non scritta (fino ad ora) potrebbe aiutare a migliorare l’esperienza per tutti e, magari, lasciare tutti incolumi.
I dieci comandamenti dei concerti:
1. Non filmare tutto
Primo e più importante di tutti, non passare quelle due ore col telefono in mano a filmare il concerto, mandare audio alle chat coi tuoi amichetti e farti selfie dove mostri al mondo quanto ti stai deivertissimamente divertendo! (A tal proposito ti consiglio di ascoltarti “Messa in scena” degli Skruigners).
In ogni caso, se vuoi approfondire la base delle tavole dei live, puoi leggerti questo articolo.
2. Ok, la sai, ma fammi sentire anche la band
È vero, l’ho scritto nell’introduzione dell’articolo, che il bello è cantare a squarciagola… non a scquarciac……i! È bellissimo, siamo tutti super felici di essere davanti a questo palco per cui abbiamo speso 60 € a cranio e 8 € per ogni singola birra (e da veneto ti garantisco che ha un costo l’approvvigionamento idrico!), però, vedi… ecco, non so bene come dirtelo, ma i tuoi acuti – magari stonati o sbagliati – nelle orecchie che vanno a coprire il volume dell’impianto sono tutt’altro che simpatici e stimolanti, soprattutto se non siamo nel bel mezzo di un pogo in cui il delirio di corpi e menti è la conditio sine qua non idonea al raggiungimento del godimento fisico. Canta, ma stai un po’ più in là, che la gara a chi ne sa di più puoi tornare a farla in cameretta (bacino amorevole).
3. No dai, la birra volante, no. Con quello che costa?
Vedi sopra, per un veneto, oltre al costo diventa una vera e propria blasfemia, l’atto di lanciare fondini di birre o addirittura bicchieri mezzi pieni (a noi piace vederli così) e vederli volare nell’etere, sopra le nostre teste, andare sprecati, così, per l’euforia. Contieniti. Sì, anche nel bel mezzo di un pogo, la tua birra addosso mi fa incazzare. Puzza. Appiccica. È sprecata. Bevila, quello è il suo compito. Dissetarti e allietarti la vita.
4. Zio, è un pogo, non una rissa
Il pogo, casa dolce casa di punk e metallari (in località ben distinte, sia chiaro!) è un luogo di conforto in cui esprimere i propri sentimenti. Difficile spiegarlo a chi non pratica questa fede. Per molti è un insulso darsi addosso, farsi male, farsi schifo (e un po’ schifo, a luglio, lo facciamo), ma la verità è che è un po’ il nostro girotondo felice di bambinoni solo un po’ induriti dalla vita. Ah, se solo potessimo tenerci per mano!
Capita, a volte, che qualche fenomeno debba dimostrare il suo machismo iniziando a sferrare pugni, calci, gomitate e spintoni a catena accanendosi su una persona. Ecco, in questa situazione siete autorizzati a girarvi e sferrare la vostra 619 al torace del protagonista della serata, atterrandolo per utilizzarlo come tappeto volante. Una volta assistii a una scena così e fu un vero piacere vedere crollare al suolo quell’elemento disturbatore, bulletto di un cortile che non ha spazio per bulli, ma solo per fratelli, che negli spintoni riscoprono di volta in volta la pura passione fisica per il loro genere musicale del cuore. Sei alle prime esperienze? Ricorda che quando un fratello o una sorella cadono è compito di tutti tendere la mano e riportali in vita, come in un checkpoint di “Tom Clancy’s Rainbow Six”. Dai a queste persone un’altra possibilità di vivere, almeno fino a fine concerto. Il pogo è il luogo migliore per fare del bene e per aprirti le porte del paradiso.
5. Lo zainetto sulla tua panza è più simpatico dello zainetto sulla mia faccia
Se sei un supersgamato sei pure riuscito a portarti dentro qualcosa, in quello zainetto. Se sei un semplice fruitore senza velleità da pirata, avrai dentro la magliettina di ricambio, il golfino per coprirti le spalle, i fazzolettini per la tua ragazza o il portafoglio per paura di perderlo. Lo zaino, si sa, si indossa sulle spalle, a contatto con la schiena. Fin qui tutto giusto, non hai sbagliato nulla. Il problema nasce quando sei davanti a me durante la messa e inizi a saltellare allegramente. Che gioia! Sono felice di vederti gaio produrre con le gambe spintarelle continue verso il cielo ma, c’è un ma: lo zainetto, piazzatelo sulla panciotta bella perché mi stai limando il naso. Ulteriori benefici di questa mossa strategica sono: avrai più controllo del baricentro e della gestione di peso ed equilibrio; avrai più controllo generale di tutte le cernierine che prima mi si conficcavano in qualsiasi pertugio del mio bel visino. Il rischio vero è che al prossimo salto potresti essere aiutato da dietro a raggiungere il palco.
6. Preferisci pantaloni con tasche cernierate, così a fine conerto non devi cercare il fumo
Meglio dello zaino, esistono i pantaloni da live. Ognuno dovrebbe possederne un paio. Se hai fatto più di 5 concerti impegnativi nella tua vita dovresti avere un paio di pantaloni provvisti di più cerniere, per garantirti uno spettacolo privo di pensieri e preoccupazioni. Troppe volte a fine concerto vedo pecorelle smarrite in cerca del fumo anch’esso smarrito (si scherza) o di oggetti quali portafogli, chiavi, ecc., smaterializzati durante le danze.
7. Occhiali da vista, bene indossati, molto bene nella custodia, nello zaino. Male in tasca
Ti sei promesso di stare tranquillo. Magari sei al primo appuntamento con la tipetta di Tinder e non vuoi uscire dal concerto come uno straccio usato, ma la vocazione vince su tutto: tira più un pogo al concerto che un carro di f..a! E allora non resisti “Ma sì, due salti poi torno… sono qui con lei, non voglio lasciarla sola”, ma mentre ti racconti questa favoletta sai bene che ti stai mentendo, che non vi rivedrete mai più se verrai risucchiato dal vortice. Se guardi troppo dentro al pogo, il pogo comincia a guardare dentro di te.
Non vuoi perdere gli occhiali, quindi li infili in tasca, genio. Spoiler: non è una buona idea.
Già fatto. Già stato il genio della serata.
Poga, giocati l’appuntamento, non gli occhiali.
8. Niente maglietta della band che si sta esibendo
No. Vietato.
È concesso solo a fine concerto se ti ritrovi in condizioni pietose e hai paura di prendere freddo al pancino o il tuo odore è più ripugnante di un Ministro.
9. La transenna si conquista, ma c’è spazio per tutti
Che soddisfazione quando, dal fondo del muro di persone, penetri come se fossi vestito di vasellina e raggiungi la prima fila ed è lì che rimane la sfida finale: riuscire ad agganciarti alla transenna senza farti spezzare un braccio. La transenna, la croce di vetta del coqnuistador della platea, il sottocassa del raver audiofilo… dai, lo sappiamo tutti quanto godimento ci pervade al momento della conquista. Non la vorremmo mai mollare, ma non dimentichiamo che dove si salta in due, si salta in tre… siamo pur sempre una famiglia. Ah e prima di avvinghiarti alla tipa davanti a te, fingendoti scudo di protezione, assicurati che sia lei che il suo compagno siano d’accordo. Non siamo così freschi, piacevoli (e a volte tolleranti) lì in mezzo.
10. Impara ad apprezzare il sudore dei tuoi fratelli
Anni di poghi mi hanno insegnato a rompere subito il ghiaccio: il sudore dei tuoi fratelli è l’acqua santa della tua Chiesa rock n roll! Linfa vitale per il pogatore seriale. Non è questa la situazione in cui fare lo schizzinoso, salta i preliminari e goditi il viaggio, sii fluido, scivola tra gli altri corpi in questo rito di piacere collettivo. Riconosci le facce già viste (credimi, da una certa età in su, riconoscerai i tuoi fratelli veterani, anche cambiando città) e goditi il viaggio. Abbracciali tutti, lasciati stringere, cantate testa a testa e, se ti va, piangi un po’, sia per il piacere sia per la consapevolezza di quanto sta accadendo. All’essere in ordine ci penserai domani, in ufficio, in mezzo a tutti gli incravattati che il massimo dell’avventura vissuta è stata la barca di sushi all’all you can eat.
Stay felici, stay fratelli.
La Scimmia Verde
