2020, Tohp, Soundtrack

TRACKLIST

suono ibrido petrol station
  1. Anche il pendolo si è fermato
  2. Dopo il quarto caffè mi metto a pensare
  3. La stanza del mago
  4. Piano astrale
  5. Sogni simultanei
  6. Vedo tre uccelli piangere
  7. Il mondo è in ritardo di nove mesi

ONIRICHE COLONNE SONORE DALLA QUARANTENA

Il Covid-19 ha fatto anche questo: ha messo KO Alessandro Pedretti, in arte Petrol Station per due settimane, obbligandolo così a lasciar maturare dentro di sé questo album profondo e variopinto.

Nella lucida follia della degenza (per dirla a modo suo), con “Disteso nella realtà del sogno”, ha visualizzato, creato e messo in musica un ossimoro.

I titoli delle tracce rimandano chiaramente alla permanenza forzata in casa.

C’è chi dà di matto e chi crea colonne sonore per allietare le sue giornate e quelle dei fortunati avventori che entreranno in contatto con questa produzione.

Il panorama musicale bresciano mi ha sempre attratto molto e lo seguo da molti anni con assiduità, e anche stavolta non mi lascia per nulla deluso, anzi.

Di bello c’è che in questo caso, è stato il panorama a cercare me.

Lo immagino questo Alessandro, disteso nella realtà del sogno o delle allucinazioni febbrili, immobile solo esternamente nel suo malessere, ma in un profondo viaggio dentro di sè.

Ecco cosa mi rappresentano questi suoni.

Sembrano una sorta di audioguida dentro al corpo del compositore.

Ogni traccia di questo disco è una raccolta di stili della varietà di un prato fiorito, dove è la moltitudine dei dettagli a caratterizzare il contesto.

Dai suoni più dolci di organetti e synth vari ai sottofondi appesantiti dalle chitarre distorte che sporadicamente si presentano come i venti di un temporale in avvicinamento.

Le colonne sonore servono per contornare scene, momenti e situazioni e io ci vedo questo dentro ai brani proposti da Petrol Station.

In casi come questo, la musica dice più di tante parole, che nel periodo appena trascorso, hanno trovato fin troppo spazio, a volte.

In un certo senso, diciamo che il tasto di un piano, non può dire fesserie.

Mio caro frequentatore di Suono Ibrido, vuoi un consiglio? Procurati questo lavoro di profonda immaginazione, stenditi e lasciati andare, alla realtà del sogno, sperando magari di risvegliarti in un’altra dimensione.

Quella che probabilmente ci ha portato a conoscere la surreale situazione creatasi nel passato più prossimo.

Sono molte le canzoni uscite in questo periodo che, a fortuna dei creativi (meglio se incolumi ed illesi), ha dato modo di immergersi nella propria passione, ma questo album, è probabilmente uno di quelli che racconta di più, pur non avendo alcuna parola al suo interno, perché a parlare sono solo gli strumenti, e la mente di Alessandro.

Sono fortunato, perché anche stavolta, mi è arrivato alle orecchie un disco inclassificabile se non per la caratteristica dell’essere strumentale. Sono questi gli album che vanno assaporati, minuto dopo minuto, che non preannunciano niente e che mantengono alta la soglia dell’attenzione, invitando all’ascolto attento seppur non faticoso. Un bilanciamento assolutamente interessante per le orecchie di molti.

Sono questi gli album che mi piacciono assaje!

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