Marzo 2020, Overdrive Records/Dischi Bervisti/Truebypass, Sperimentale

TRACKLIST

  1. Estetica morale
  2. Gli Affari
  3. Il Santo
  4. La Scuola
  5. Il Ladro
  6. Il Picchiatore
  7. Lo Stupratore
  8. Il Baro
  9. La Sposa
  10. Lo Sposo
  11. La Fidanzata
  12. La Cognata
  13. Lo Psichiatra
  14. Sophie Unschuldig
  15. Fuga, Consapevolezza, Redenzione

Drammatico e immorale, la vita raccontata da archi e batteria

Se c’è una cosa fantastica di questa quarantena, è il tempo a disposizione per fare il pieno sonoro alle cervella.

Bancarotta Morale è il sesto album di Bologna Violenta: li ho tutti in vinile questi quindici anni di produzioni!

Se c’è un artista o un progetto che non solo non mi delude mai, ma che riesce ogni volta ad agganciarmi inebetito alle sue creazioni, è proprio Bologna Violenta.

Non c’è una parola che sia una, eppure le tracce di Manzan (e Vagnoni da qualche anno) sono ultra comunicative e visionarie. Io vedo cose quando ascolto queste opere!

L’impronta è cambiata, si è spostata nella sua naturale evoluzione, ma non la sostanza. Semplicemente se un tempo erano chitarra e violino ad alternarsi in braccio a Manzan, oggi è solo il violino a prendere in custodia le creature mentali del musicista trevigiano.

La violenza ha solo cambiato abito e s’è messa più elegante, diventando ancora più psicologica.

Per quanto mi riguarda, la musica di questo progetto, rappresenta appieno la massima Libertà di espressione e creatività musicale, senza limiti né regole imposte: arte pura.

Qui siamo tra il midi, l’8-bit e le sigle dei film muti, con la potenza struggente delle note infinite prodotte dall’arco maledetto impugnato dal Manzan.

Se Paganini strinse un patto col Diavolo, Bologna Violenta, è ospite a cena col demonio tutte le sere!

Se pensi di ascoltare semplicemente un disco, lascia perdere. Questa è un’opera completa, con tanto di capitoli, tratti da storie di vita vera e vissuta.

Niente zuccherini, si sa: Bologna Violenta riporta con le note, fatti nudi e crudi della realtà, da sempre e (probabilmente) sempre farà così.

Questo album è oltre il concept. Sarebbe riduttivo definirlo tale. Io lo trovo più un’antologia dell’esistenza e dell’immoralità dell’essere umano.

Non ha bisogno di voti o presentazioni. Siamo noi ad avere bisogno di questo disco nella nostra collezione.

Qui siamo a lezione.

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