C’è una domanda che mi gira da tempo nella testa:
è una prerogativa dei vecchi oratori da bianchetto e battutine alla barista del bar del paese, quella di dare contro ai giovani a prescindere?

Temo che la risposta sia sì.

Ahi, mio triste destino! Preparatemi il tavolo igienizzato più vicino al bancone che il giudizio supremo di chi-ne-sa sta per arrivare.

Ma non facciamo del banale qualunquismo. Parliamo di musica e di giovani.
È un’arma abbastanza semplice da utilizzare quella del buon vecchio mantra “Ai miei tempi era meglio/si faceva meglio” et simili.
L’età non è un vanto, ma una semplice condizione, sia da una parte sia dall’altra.
Il fatto è che di generazione in generazione (e per fortuna) si crea un muro di incomprensioni e sordità acuta dove gli individui più saggi della tribù scatarrano sui giovani d’oggi (cit.).

Perché noi eravamo meglio, più furbi, più intelligenti, più coraggiosi e audaci e, autoreferenza dopo autoreferenza, ci ritroviamo a mandare giù bustine di gel gastroprotettori e a scoreggiare senza accorgercene, mentre il futuro avanza inesorabilmente – che ci piaccia o meno.

Che come saltavamo noi i fossi per il lungo non li saltava nessuno e intanto ci cala addosso un velo di patetico eroismo casalingo che puzza anche un poco di naftalina miei cari colleghi old school! Ma veniamo al dunque: ci avete parlato ogni tanto con questi giovani inetti? Vi siete mai confrontati con loro? Avete mai dato loro la parola anziché rendervi sordi a qualsiasi nuovo punto di vista e praticare quella sorta di autoerotismo autoreferenziale dettato dall’esperienza della vita?

Quando ero adolescente io ascoltavo De André (per colpa dei miei genitori) e la techno hardcore (per colpa mia) in discoteca, sotto ai fumi delle strobo e degli ultimi vinili che a tutto volume facevano tremare le pareti di capannoni abitati solo nel weekend da anime giovani e r***********e proprio – guarda un po’ – come quelle che oggi popolano i nuovi ambienti sconosciuti ai più della fascia over 30.

Non ho ricevuto illuminazioni divine: ho semplicemente parlato in una scuola superiore con questi giovani senza valori che ascoltano solo trap riempita da parole senza senso. E sapete cosa mi sono portato nel pannolone? Che è mero e inutile qualunquismo arrogante.

Questi giovani senza scopi, annichiliti dal vecchiame che li addita costantemente, mi hanno parlato di valori, paure, punti di vista. Mi hanno parlato dei Queen, del buon vecchio Faber – dicendomi “De Andrè spacca di brutto” – e si sono gasati quando ho detto loro Nirvana!
Ovvio, mica tutti! Come nemmeno i miei coetanei si gasano in coro (anzi ce ne sono un sacco che indossano magliette sgualcite ad hoc dalla fabbrica produttrice e comprate nelle catene dei centri commerciali, che manco sanno cosa sia questo Nirvana che sorride sulle t-shirt).

Cosa ne traggo? Che dovremmo tutti parlare (e giudicare) meno e ascoltare di più perché, fondamentalmente se mia madre, quando mettevo su i dischi di Neophyte o di Digital Boy avesse ballato con me anziché insultarmi – quello sarebbe stato il vero problema.

Quindi, magari, continuiamo pure a sentirci migliori, ma non crediamoci troppo, perché quegli occhi hanno dentro il futuro e la speranza, mentre i nostri occhi spesso hanno fatto annegare quei valori tra i doveri, la serietà e gli investimenti a basso rischio.

Sarà che quando si smette di sognare si pretende che anche gli altri lo facciano… sarà…

Vuoi mai che anche i nostri miti di oggi (Doors, Guccini, Rino Gaetano, Nirvana, ecc.) per i nostri nonni fossero solo dei tossici che urlavano idiozie al cielo?

Sarà, ma io, almeno un po’, dei giovani mi fido. Poi se mi sarò sbagliato potrò sempre avvalermi della poca lucidità data dall’età!

La Scimmia Verde

4 pensieri riguardo “Vecchie abitudini contro nuovi orizzonti

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